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Sicurezza in laboratorio

Eliminare la formaldeide e il benzene grazie alle piante in laboratorio – Guida della Nasa

Piante solo in casa o anche piante in laboratorio?

La Nasa ha pubblicato una guida per ridurre ed eliminare alcune sostanze nocive che ci sono nelle nostre case come formaldeide, benzene, xilene ed altre

E’ possibile che queste piante in laboratorio possano contribuire a migliorare la qualità dell’aria respirata dai tecnici di laboratorio che ci lavorano?

Sembrerebbe di si in quanto già alcuni laboratori hanno iniziato ad adottare tale sistema (introducendo delle piante in laboratorio) per agevolare l’eventuale pulizia dell’aria qualora tali sostanze si dovessero disperdere nell’ambiente

Come ormai noto a tutti, sia il Benzene che la Formaldeide sono sostanze che sviluppano vapori potenzialmente cancerogeni per l’essere umano

La Nasa ha fatto una guida indicando le piante che è possibile reperire facilmente in commercio e da poter posizionare nella propria casa per migliorare notevolmente l’aria respirata facendo il lavoro sporco 24h su 24h

Tra le piante che troviamo nella guida c’è ad esempio il Ficus Benjamin, uno dei miei preferiti che infatti ho anche in casa mia, vedere per credere!

ecco una foto di casa mia con la pianta Ficus Benjamin che sta lavorando per me

In genere la Formaldeide può essere rilasciata dai pannelli di costruzione, dai mobili, dalla carta, dai giocattoli e così via

Il consiglio comune è quello di aprire le finestre ogni tanto e avere dei ricambi d’aria frequenti, soprattutto l’inverno se si accendono i termosifoni e le temperature interne aumentano notevolmente

Ti riporto di seguito la Guida integrale della NASA con tutte le piante che hanno indicato e che possono fare il lavoro sporco per te mentre dormi così puoi attrezzarti

Poi personalmente un tocco di verde in casa è qualcosa che mi piace e mi rilassa

Non so se hai fatto caso ma nella foto di casa mia si intravede un prato sul terrazzino nonostante sia un baby terrazzino ho messo dell’erba perché sono un pò maniaco

Ho un’altra casa con un terrazzo molto più grande ed è completamente ricoperto di erba anche quello e devo dire che è stata una scelta azzeccata

Ma adesso eccoti la guida della Nasa di cui ti parlavo e che è anche facilmente reperibile online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quindi le piante sopra riportate non sono solo decorative ma possono contribuire seriamente a migliorare la qualità dell’aria che noi e i nostri cari respirano tutti i giorni

Gli studi condotti infatti parlano di un abbattimento fino all’89% dei COV come la formaldeide , benzene o Xilene

Ormai in commercio si trovano molti sistemi di purificazione dell’aria ma la NASA ci conferma che semplicemente avendo il pollice verde si può avere lo stesso effetto con costi molto inferiori

Di seguito ti inserisco (il file PDF dello studio ufficiale ) e difficile da reperire dello studio condotto dalla NASA dove si evidenziano in particolare delle piante molto più efficaci di altre per diminuire o eliminare gli effetti  dannosi che tali sostanze possono avere sulle persone

Se non riesci a visualizzarlo scaricalo nella nostra area DOWNLOAD “info Top Secret” gratuitamente

 

Nello specifico ad esempio il mio amato FICUS BENJAMIN ha ridotto del 47,4% i PPM della formaldeide che inizialmente erano 19 e successivamente all’introduzione della pianta nella stanza sono passati a 10

Lo stesso Ficus ha ridotto gli iniziali 20 PPM di Benzene a 14 PPM con un’abbattimento del 30%

Ad esempio la “pianta Mass Cane” ha abbattuto del 70% la formaldeide ed è stata meno efficace con il benzene solo il 21,4%

La Gerber Daisy invece è molto più efficace sul Benzene con un abbattimento del 67,7% passando da 65 PPM iniziali a 21 PPM e così via

Insomma lo studio sembra valido e i risultati ottimi direi quindi perché non uscire di casa e comprare queste piante per la nostra casa?

Non ci sono controindicazioni di alcun tipo anzi, tranne i soldi iniziali di acquisto e un po di amore per queste piante o meglio per noi stessi e il gioco è fatto

Ma adesso veniamo a noi…

E le piante in laboratorio?

E’ possibile riuscire a ridurre i PPM di formaldeidei, xilene e benzene inserendo piante in laboratorio?

Come accennavo poco fa alcuni laboratori già hanno iniziato a inserire alcune di queste piante all’interno dei loro laboratori e stanno portando avanti delle analisi

quindi nei prossimi mesi si avranno dei risultati veri e concreti che spero siano positivi

di seguito un esempio di piante in laboratorio di Anatomia Patologica in Italia già operative a tutti gli effetti

 

Grazie alla dedizione del RSPP di questa struttura che ha studiato un sistema alternativo e poco invasivo e grazie alla sua determinazione e perseveranza in questo progetto

E’ uno dei primissimi laboratori ad avere un sistema totalmente GREEN per l’abbattimento della formaldeide e Xilene nell’aria

La struttura è già dotata di cappe chimiche collegate all’esterno dell’edificio previa filtrazione mediante carboni attivi appositi per formaldeide e xilene

Ma l’eccesso di sicurezza non è mai troppo e a mio parere questo RSPP ha sicuramente aggiunto un elemento interessante nei propri laboratori e sono curioso di conoscere i futuri risultati

Sicuramente per quanto si possa essere bravi ad utilizzare le cappe chimiche e per quanto si possa fare attenzione a manipolare le varie sostanze sotto cappa evitando che vi siano interferenze esterne

rimangono sempre delle problematiche legate alle persone stesse che spesso per la fretta o le varie esigenze potrebbero commettere errori

Ad esempio ho visto io stesso in varie anatomie patologiche, lavorare sotto cappa ma poi prendere i pezzi anatomici con dei vassoi e portarli in giro per il laboratorio per vari motivi

quei pezzi anatomici erano imbevuti di formaldeide e portandoli fuori dal proprio dispositivo di protezione collettiva verrà meno il contenimento dei vapori generati da essi

Ecco che in questo caso specifico le piante potrebbero dare quell’equilibrio non proprio immediato ma sicuramente contribuire al ripristino della qualità dell’aria

Non saprei dire precisamente se in un laboratorio come in una casa, dove le sostanze manipolate quotidianamente sono significative, si possa avere il medesimo risultato

Ma come si dice… tentar non nuoce e quindi ben venga un sistema green del genere

Ps Mi raccomando, non pensate di poter sostituire in un laboratorio di anatomia patologica i sistemi di filtrazione come i carboni attivi e le cappe chimiche con una piantagione di qualsiasi dimensione perché non otterrete mai lo stesso risultato

Qui si parla solo ed esclusivamente di quel piccolo contributo in più che la natura può darci e che noi spesso rifiutiamo

Ecco di questo si tratta, la natura vuole contribuire alla nostra salute e noi possiamo lasciargli il giusto spazio

Per chi ancora non lo sapesse, esistono in commercio dei sistemi totalmente ermetici per l’impiego della formaldeide in sicurezza

In pratica si tratta di contenitori che hanno al loro interno già un quantitativo di formaldeide a seconda della loro grandezza e dove è possibile posizionare il proprio pezzo anatomico

una volta inserito all’interno e chiuso il tappo si va a rilasciare la formaldeide e il gioco è fatto

Oppure esistono altri prodotti che ho visto recentemente con un liquido che si contrappone alla formaldeide quando si apre il barattolo e che non permette ai vapori di fuoriuscire all’esterno quando si apre il tappo

Bisogna solo fare attenzione a lasciarlo fermo sul piano qualche minuto prima di aprirlo qualora fosse stato agitato affinché la formaldeide, più pesante, vada verso il basso

Questi barattoli possono arrivare anche a 10 litri di formaldeide quindi anche i pezzi anatomici più grandi possono essere manipolati in sicurezza senza problemi

per poi essere riposti in sicurezza all’interno di un armadio di stoccaggio che consiglio sempre di dotare di carboni attivi e se possibile di canalizzarlo all’esterno così in caso un tappo non dovesse essere chiuso bene o vi sia un versamento accidentale non ci sarebbero problemi di sorta

Vi ricordo di verificare i tappi dei contenitori negli armadi e di cambiarli periodicamente perché invecchiando diventano meno efficaci non riuscendo più a garantire il contenimento in sicurezza

 

Ma la NASA non si ferma qui e per rimanere in tema di piante, sterilità dell’aria e sostanze varie voglio riportarti una notizia che riguarda la possibilità di coltivare piante sul pianeta rosso che magari potrebbe interessarti

Oltre alle piante in laboratorio le Piante verranno coltivate anche su Marte: Ecco l’esperimento della Nasa per il 2021

Il progetto dell’Agenzia Americana prevede di inviare una serra con dei semi sul pianeta rosso per testarne la crescita

“Kennedy Space Center della NASA, Florida

Delle tante sfide che hanno interessato l’invio di esseri umani nel viaggio verso Marte, capire come sorseggiare un sacco di cibo per un lungo viaggio di grandi dimensioni

Naturalmente, gli astronauti avranno bisogno di cibo lungo il loro cammino verso e da Mars, e anche durante il loro tempo sul pianeta rosso come parte del viaggio quasi due anni e mezzo

Sebbene gli alimenti preconfezionati verranno forniti, i semi di risparmio di spazio per coltivare il proprio cibo forniscono un’alimentazione supplementare e aumentano anche il morale germogliando uno scorcio di casa, mentre milioni di chilometri di distanza dalla Terra

Il Kennedy Space Center della NASA sta collaborando con l’Istituto Spaziale Florida Aldrin Space di Melbourne, Florida, per collaborare alla ricerca che studia le prestazioni delle specie coltivate in un simulato “giardino marziano” – un terreno dimostrativo per una potenziale fattoria futura sul pianeta rosso

“Stiamo usando i progressi della scienza per imparare a migliorare la produzione vegetale per integrare le diete degli astronauti”, ha detto Trent Smith, responsabile del progetto Veggie presso il Kennedy Space Center della NASA in Florida

Veggie è un’unità di crescita vegetale che consente lo svilupo spaziale e gli esperimenti di biologia vegetale spaziale sulla Stazione Spaziale Internazionale

“Il suolo, per definizione, contiene organici; ha tenuto vita vegetale, insetti, vermi. Marte non ha veramente terra “, ha affermato Ralph Fritsche, responsabile del progetto per la produzione di alimenti a Kennedy Space Center

Invece, il pianeta rosso è coperto da regolith: roccia vulcanica schiacciata contenente nulla di organico. Ma contiene alcuni prodotti chimici tossici, aggiungendo alla complessità della sfida a portata di mano

I 100 libbre di simulante del suolo marziano che viene utilizzato a Florida Tech proviene dalle Hawaii ed è stato scelto sulla base di dati spettrali degli orbitatori di Mars

Sarà un simulante comune utilizzato per testare le prestazioni dei sistemi hardware utilizzati per coltivare le piante

Il team di Florida Tech sperimenta con quale e quante nutrienti dovrebbero essere aggiunte al simulante per una crescita ottimale delle piante di varie colture

Durante uno studio pilota di 3,5 settimane, Drew Palmer, professore di biochimica e ecologia chimica a Florida Tech e Brooke Wheeler, ecologista e professore del College of Aeronautics di Florida Tech, ha sviluppato piante di lattuga in tre condizioni: una simulante, uno in simulante con aggiunta di sostanze nutritive, e uno in vaso da pavimentazione

Lo studio ha iniziato con 30 semi piantati nei tubi di simulazione, e si sono conclusi con solo la metà di molti; sebbene abbiano assaggiato gli stessi come gli altri, le loro radici non erano forti come le piante del suolo

Questa ricerca preliminare ha anche riscontrato che i tassi di germinazione sono stati due o tre giorni più lenti rispetto ai gruppi di controllo e quindi è importante acquisire una comprensione di come i timeline coinvolti nell’agricoltura marziana differiscano dai tempi di crescita sulla Terra

Secondo Fritsche, questo studio documenterà e pubblicherà i dati scientifici sulle piante crescenti in un simulante marziano molto disponibile, fornendo un controllo per studi futuri

Alcune delle piante che possono cercare di coltivare durante il test di nove mesi includono i ravanelli, il biscotto svizzero, il cavolo, il cavolo cinese, i piselli, i peperoni neri e i pomodori – tutti gli alimenti nutrienti e, soprattutto, tutti i testati e gli elementi di menu selezionati per gli astronauti

La NASA e la Florida Tech firmarono formalmente l’accordo nel giugno 2016 e le prove hanno cominciato ufficialmente a metà settembre. Una relazione preliminare sui risultati dei test è prevista a metà gennaio 2017, con la relazione finale prevista per il marzo 2017

Le squadre stanno lavorando insieme per definire le strategie di test e i dati da raccogliere e collaboreranno nuovamente per analizzare i dati ei risultati dei test

Gli scienziati della NASA stanno fornendo conoscenze sulla selezione del simulante marziano in uso, nonché la configurazione iniziale e l’inizio del test

Aiuteranno anche a valutare la salute delle piante crescenti in concerto con la facoltà di Florida Tech. Florida Tech fornisce i semi vegetali, il simulante marziano regulith, il volume di crescita, le attrezzature e, soprattutto, la cura delle piante e la raccolta di dati da parte di studenti e professori

Il team di Florida Tech scriverà anche il rapporto post-test

Le scoperte fatte in questi “giardini marziani” basati sulla Terra apriranno la strada a futuri studi e allo sviluppo tecnologico in termini di produzione alimentare affidabile e efficiente, lunga distanza dal pianeta, afferma Fritsche

“Siamo proprio all’avanguardia di questa ricerca”

Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2017
Redattore: Anna Heiney”

Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui dovrai vivere

Ciao a presto

Fabrizio Cirillo

Il Boss delle cappe

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