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Cappe di Sicurezza Biologica (Biohazard)

Cappa per oncologia clinica veterinaria, Ecco un medico veterinario alle prese con i cancerogeni e il dilemma di quale cappa scegliere

In questo nuovo articolo ho voluto dare spazio ad Alessio, Veterinario che si occupa di oncologia clinica veterinaria
che ha rappresentato un problema nella scelta della propria cappa per oncologia clinica veterinaria

Dal suo commento, per niente banale, si evince che ancora oggi non ci sono delle linee guida chiare ne informazioni utili ma la cosa più sconcertane è sapere che non c’è personale preparato in grado di poter aiutare

Nella foto dell’articolo vediamo come il Dr. Micio ha identificato correttamente la cappa corretta

Di seguito riporto il suo commento con diverse domande interessantissime al quale ho cercato di rispondere singolarmente senza usare troppi tecnicismi inutili

Magari potresti trovare importanti informazioni anche tu

ALESSIO Dr. Veterinario che lavora con cappa per oncologia clinica veterinaria scrive:

Caro Fabrizio, mi sono imbattuto per caso nel tuo sito formativo e informativo e sono davvero felice di aver trovato qualche delucidazione e qualche chiarimento in più. Io sono un medico veterinario e mi occupo di oncologia clinica, e in Italia la scarsa diffusione di personale infermieristico o tecnico vario mi espone personalmente a dover preparare e somministrare i farmaci antiblastici, senza naturalmente aver avuto un training certificato a tale scopo, ma lavorando sulla scia del passaparola di chi è più anziano di me, ma non per questo più qualificato. Leggendo i tuoi post non ho capito se la mole di lavoro fa la differenza nella scelta di una cappa, e ancora, se l’utilizzo di sistemi chiusi possa rendere la scelta della cappa meno “rigida”. Io utilizzo sistemi sicurezza Phaseal o TEVA oltre ai DPI, e vorrei acquistare una cappa a flusso laminare verticale ASALAIR modello 700/FLV per una mole di lavoro di 3-4 preparazioni di antiblastici a settimana. Ma nelle specifiche ho trovato “La cabina non deve essere utilizzata quando il materiale trattato può rappresentare un potenziale pericolo (materiali patogeni) per l’operatore e l’ambiente” che contraddice un po’ l’uso della stessa con i chemioterapici, che ne pensi?. Inoltre, è possibile manipolare anche la formaldeide con un carico di lavoro quotidiano di circa 30′-1h, con questa cappa? In alternativa hai dei suggerimenti riguardo quale cappa sia più adeguata alle mie esigenze come mole di lavoro e per il fatto di dover utilizzare in contemporanea formaldeide e antiblastici? Grazie in anticipo.

Di seguito suddividerò le sue molteplici domande riportandole e dando una risposta al fine di aiutare anche te a identificare quale è la cappa per oncologia clinica veterinaria più idonea

1 – (DOMANDA: Leggendo i tuoi post non ho capito se la mole di lavoro fa la differenza nella scelta di una cappa )

1 – RISPOSTA:
Per come la vedo io e come intendo l’utilizzo di un DPC, non fa differenza se la cappa deve essere usata una sola volta a settimana o tutti i giorni o se si eseguono 2 o 10 lavorazioni soprattutto quando si parla di antiblastici e quindi di utilizzare cancerogeni

è sempre consigliabile acquistare una cappa e lavorare con un DPC idoneo anche solo per una lavorazione perché nel tempo le esigenze potrebbero cambiare

2 – (DOMANDA: l’utilizzo di sistemi chiusi possa rendere la scelta della cappa meno “rigida”)

2 – RISPOSTA:
La manipolazione di cancerogeni è una materia sensibile
Secondo me la risposta è no, la scelta di sistemi chiusi non rende la scelta della scelta per la cappa per oncologia clinica veterinaria meno rigida

Questo perché le cappe sono dispositivi di protezione collettiva idonei nel momento in cui sono state scelte le cappe giuste per la lavorazione che si intende fare

Mettiamo anche il caso che si adottassero dei sistemi chiusi come da te riportato, e tali sistemi per un motivo o per un altro non funzionassero correttamente oppure vi sono alcune fasi in cui ci possa essere un’esposizione per l’operatore allora la cappa per oncologia clinica veterinaria posta a barriera di questa eventualità dovrebbe essere idonea altrimenti non avrebbe senso utilizzarla

A tal proposito invece, se per sistema chiuso intendi un sistema altrettanto efficace che non prevede il contatto diretto con l’operatore in alcuna fase del processo di preparazione ed impiego di cancerogeni ed è certificato ed utilizzabile allora la mia domanda è:

Perché inserirlo dentro una cappa qualsiasi?

Se si decide di inserirlo ugualmente in una cappa, allora dovrà essere una cappa per oncologia clinica veterinaria idonea a tale lavorazione con lo scopo principale di salvaguardare l’operatore tecnico e il prodotto/ambiente circostante

Cito una frase riportata su tale sistema PHASEAL del quale non sono esperto dove scrivono:

BD PhaSeal – E’ un Sistema chiuso per la preparazione e la manipolazione di chemioterapici e farmaci pericolosi (CSTD), ermetico e stagno, che meccanicalmente impedisce la fuoriuscita di farmaci pericolosi e contaminanti nell’ambiente esterno, riducendo al minimo l’esposizione individuale e ambientale ai vapori contenenti farmaco, aerosol e sversamenti di liquido contaminante.

La frase che dice “RIDUCENDO AL MINIMO L’ESPOSIZIONE INDIVIDUALE E AMBIENTALE AI VAPORI CONTENENTI FARMACO, AEROSOL E SVERSAMENTI DI LIQUIDO CONTAMINANTE” mi mette in allerta

Riducendo al minimo non significa il 100%
riduce del 90%?
del 50%?
bo chissà?

Ma anche fosse dichiarato il 100%, fossi io a dover manipolare con un cancerogeno userei sia dei sistemi chiusi come da te citati, sia i DPI correttamente indicati da te (Mascherine FFP3 e se necessario carboni per eventuali vapori + guanti + camicie + sovraguanti + occhiali) e il tutto lavorando sotto cappa per oncologia clinica veterinaria corretta

3 – (DOMANDA: vorrei acquistare una cappa a flusso laminare verticale ASALAIR modello 700/FLV per una mole di lavoro di 3-4 preparazioni di antiblastici a settimana. Ma nelle specifiche ho trovato “La cabina non deve essere utilizzata quando il materiale trattato può rappresentare un potenziale pericolo (materiali patogeni) per l’operatore e l’ambiente” che contraddice un po’ l’uso della stessa con i chemioterapici, che ne pensi?)

3 – RISPOSTA: La cappa per oncologia clinica veterinaria da te indicata NON è IDONEA all’utilizzo che hai intenzione di voler fare
Infatti come da te correttamente citato, lo stesso costruttore la sconsiglia per lavorazioni pericolose

Ad ogni modo quando si deve lavorare con chemioterapici è OBBLIGATORIO utilizzare una cappa per oncologia clinica veterinaria che risponda alle normative tedesche DIN 12980

Precisamente una cappa per oncologia clinica veterinaria di sicurezza biologica in classe II di tipo H
con flusso laminare verticale sul piano di lavoro

Quando si indica la cappa di tipo H si intende che abbia una tripla filtrazione per proteggere sia l’operatore e l’ambiente ma anche gli eventuali tecnici che dovranno intervenire a manutenerla e quindi indirettamente te stesso

In realtà si tratta di una cappa biohazard con l’aggiunta di filtri hepa Cyto anche sotto il piano di lavoro che sono alti circa 30cm contro i normali hepa alti 7cm proprio perché devono trattenere eventuale polvere contaminata immediatamente prima che si diffonda nel vano motore e contamini gli altri filtri

Ti consiglio di leggere l’articolo che parla di questo (Rischi quando si usa una cappa per antiblastici)

Per concludere, ti consiglio di avviare la tua ricerca dopo esserti letto più possibile su tale argomento e sulla cappa per oncologia clinica veterinaria che ti occorre perché delle volte alcuni venditori inesperti pur di venderti qualcosa rischiano di venderti la cappa non idonea per le tue esigenze

Devo però prepararti sul prezzo che dovrai affrontare perché è un pò come se vai in un concessionario e chiedi di voler acquistare una macchina per scalare una montagna e anziché una JEEP 4X4 ti vendono un carretto tre ruote vecchio modello…

forse ci arrivi sulla vetta ma quante volte hai rischiato la vita con la possibilità di cappottarti?

il costo ovviamente tra una JEEP e un tre ruote presenta delle grosse differenze

Allo stesso modo una cappetta a flusso laminare indicata da te che è in classe I e non è neanche classificata come DPC ma come semplice banco sterile indicato per piccolissime lavorazioni nell’ambito microbiologico per lavoro su piastre sterili dove è garantita la sola sicurezza del prodotto e non dell’operatore

non sarà paragonabile a una cappa di sicurezza biologica di tipo H completamente differente

Ti consiglio di prenderne una larga almeno 120cm perché è la migliore in termini di prestazioni/costo/benefici/utilizzo

4 – (DOMANDA: Inoltre, è possibile manipolare anche la formaldeide con un carico di lavoro quotidiano di circa 30′-1h, con questa cappa?)

4 – RISPOSTA:
Alessio mi dispiace deluderti ma non puoi avere una cappa di sicurezza biologica unitamente a una cappa chimica

A seconda della tipologia di cappa che scegli, delle volte è possibile installare anche un filtro a carboni attivi come ulteriore stadio di filtrazione perché brevemente ti ricordo che i filtri HEPA trattengono le particelle (polveri) mentre i filtri a carboni attivi trattengono i vapori (solventi/acidi/formaldeide)

ma attenzione perché non esiste un filtro a carboni attivi univoco ma a seconda della manipolazione avrai bisogno di un carbone attivo adeguato

Nel tuo caso un filtro a carboni per formaldeide

Ti dico di cercare però di non mischiare le due cose perché molti venditori ti piazzano un carbone in espulsione alla tua cappa per oncologia clinica veterinaria ed è tutto ok

Io ti dico invece che un carbone attivo ha necessità di una velocità di attraversamento che non superi i 0,4/0,5 m/s altrimenti non riesce a trattenere le molecole nel modo adeguato e viene attraversato, divenendo inefficace per il tuo scopo

Una cappa con carboni attivi al suo interno viene chiamata DUCTLESS per notizia

Inoltre non mi hai detto che quantitativi di formaldeide devi manipolare ed anche questo non è da trascurare perché se manipoli grossi quantitativi ti consiglierei più una cappa chimica DUCTED a estrazione totale e non a ricircolo in ambiente

Se non hai mai sentito parlare di tali differenze, ti consiglieri di approfondire tale argomento in questo articolo che ho scritto appositamente per togliere ogni dubbio

Link https://www.chizard.it/hai-una-cappa-chimica-ducted-o-ductless-scopri-la-velocita-di-aspirazione-che-devono-avere/

Comunque io ti sconsiglio di usare una cappa biologica al posto di una chimica

Ti consiglierei invece, se non puoi acquistare una cappa chimica vera e propria, di utilizzare i sistemi chiusi che ho visto in commercio recentemente dove l’operatore non entra in contatto con la formaldeide che viene introdotta solo dopo aver sigillato tale flacone

Ho visto che la DIAPATH ha fatto una cosa del genere e puoi trovare online informazioni utili

Ti ricordo inoltre che sia una cappa per oncologia clinica veterinaria Biohazard di tipo H per preparati antiblastici che un’eventuale cappa chimica per formaldeide DEVONO CATEGORICAMENTE ESSERE COLLEGATE ALL’ESTERNO DELL’EDIFICIO e non possono essere poste a ricircolo nell’ambiente

Questo per via del fatto che vengono manipolate sostanze cancerogene e quindi per maggiore sicurezza verso il tecnico di laboratorio

Con questo termino e spero di essere stato esauriente nelle risposte

mi sono allungato un pochino ma credo che si deve fare chiarezza ed ho voluto dedicare un po di tempo a questa tematica perché tutti i giorni mi vengono poste domande simili

Buona giornata e buon lavoro

 

“Abbi buona cura del tuo corpo, è l’unico posto in cui dovrai vivere”

Un caro saluto

Fabrizio Cirillo

Il Boss delle cappe

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Puoi raggiungere facilmente l'articolo con: https://www.chizard.it/XGZ0I
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